chirurghi maxillo facciali a Bologna

Chirurgia maxillo facciale a Bologna per correggere le malformazioni

La chirurgia maxillo facciale a Bologna prevede diverse applicazioni che riguardano il distretto testa – collo, si tratta nella maggior parte dei casi di malformazioni congenite, derivanti da traumi o conseguenza di altre patologie.

Chirurgia maxillo facciale per oftalmopatia basedowiana

Il morbo di Basedow è un’alterazione del funzionamento della ghiandola tiroide che colpisce persone, solitamente tra i 20 e i 60 anni, e ha tra i sintomi anche alterazioni oculari. Le caratteristiche della oftalmopatia basedowiana sono: sguardo fisso, retrazione delle palpebre, ammiccamento insufficiente (numero di volte in cui vengono sbattute le palpebre, movimento necessario per umidificare l’occhio e proteggerlo), edema e rossore congiuntivale con lacrimazione e fotofobia.

Oltre a ciò, nei casi più gravi può verificarsi una oftalmopatia infiltrativa con ispessimento del tessuto retro-bulbare e protrusione degli occhi verso l’esterno con conseguente visione doppia o offuscata. Questi effetti sono causati da un eccesso di liquido o grasso nella zona retro-bulbare con un aumento del volume dei muscoli. Molte le possibili conseguenze, ad esempio, una compressione eccessiva del nervo ottico, danni alla cornea e alla congiuntiva. Nella maggior parte dei casi tale patologia è bilaterale, solo raramente si presenta ad un solo occhio.

In chirurgia maxillo facciale a Bologna è possibile il trattamento di tale problematica con la decompressione. Tale tecnica prevede la rimozione della parete ossea fra l’orbita e gli spazi sinusali. Si interviene quindi sulle pareti laterali, scelta in parte obbligata perché intervenire sul pavimento orbitario potrebbe causare diplopia, cioè visione doppia, o spostamento verso il basso, mentre intervenendo sulla parete superiore non si otterrebbe abbastanza spazio. In seguito all’intervento l’orbita ha maggiore dimensione e di conseguenza il bulbo oculare può rientrare in sede evitando così la protrusione e i danni conseguenti. L’intervento è eseguito con tecniche mininvasive che non richiedono ricovero e, se vi è eccessiva retrazione, può essere associato ad interventi di ricostruzione della palpebra.

Ricostruzione della cavità anoftalmica

Si tratta di un intervento che può risultare necessario quando, per patologia o traumi all’occhio, vi è una contrazione della cavità orbitale e quindi difficoltà a portare la protesi piccola rispetto alla cavità che appare vuota. In questo caso può essere necessario procedere ad un intervento di ricostruzione. Diverse sono le tecniche applicabili:

  • Eviscerazione: si procede ad asportare il bulbo oculare e riempire la cavità con una endoprotesi che sostituisce il volume dell’occhio, si continua con una ricostruzione estetica;
  • Ricostruzione dei fornici palpebrali: viene eseguita quando vi è una difficoltà ad alloggiare la protesi tra le palpebre. In questo caso vi è una ricostruzione con innesti di mucosa prelevata dallo stesso paziente.

La ricostruzione della cavità anoftalmica può essere utilizzata anche in caso di ectropion, cioè eversione delle palpebre con allontanamento delle stesse dal bulbo oculare, e in caso di ptosi, la chiusura della palpebra superiore fino al punto di coprire la pupilla. Quest’ultima può essere dovuta a tumori, traumi, problemi muscolari o neurologici (paralisi del nervo oculomotore). Tale tipologia di intervento azzera il rischio di rigetto e permette di avere un’estetica piacevole.

Categorie: Medicina